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Il possibile destino di Mirafiori


TORINO. Un miliardo di investimenti per produrre a Mirafiori berline e suv con i marchi Alfa Romeo e Jeep, previo trasferimento della fabbrica a una joint venture fra Fiat e Chrysler. Questa la proposta che Sergio Marchionne ha fatto ai sindacati nella riunione tenutasi a Torino nella sede dell’Unione industriale (la trattativa riparte lunedì alle 17); in cambio, l’amministratore delegato della Fiat ha chiesto una «disponibilità a modulare gli orari di lavoro e l’organizzazione interna in modo da permettere il massimo utilizzo dell’impianto»; riferendosi alle polemiche dei mesi scorsi, ha invitato a «ripartire da un foglio bianco» e «tenere la politica fuori dalla porta».

Vediamo i dettagli del piano presentato da Fiat: il progetto prevede innanzitutto la formazione di una joint venture tra Fiat e Chrysler per produrre auto di alta gamma con i marchi Alfa Romeo e Jeep. I modelli comprenderanno sia berline che suv e avranno in comune la stessa piattaforma, quella che internamente viene definita C-wide; è in sostanza la piattaforma della recente Alfa Romeo Giulietta, che è stata adattata alle esigenze del mercato americano e che costituirà anche la base delle future berline medie del gruppo Chrysler prodotte negli Stati Uniti, e più in generale di tutte le vetture dei segmenti C e D. I livelli produttivi previsti, ha detto Marchionne, sono compresi tra le 250 e le 280mila unità – sostanzialmente in linea con quanto previsto dal piano quinquennale Fiat presentato lo scorso 21 aprile. L’investimento previsto è di oltre un miliardo di euro, e verrà ripartito pro-quota tra i due soci in proporzione ai volumi produttivi che ciascuno dei due acquisterà.

I nuovi modelli prodotti a Mirafiori verranno esportati in tutto il mondo, America compresa. Se verrà raggiunto in tempi brevi un accordo sulla produttività – ha detto Marchionne – lo stabilimento sarà pronto ad avviare la produzione dei nuovi modelli nella seconda metà del 2012. Cosa succederà di qui al 2012? A Mirafiori continueranno a essere prodotte la Mito e le monolume Fiat e Lancia le cui eredi faranno invece rotta verso la Serbia. La Mito resterà anche dopo l’avvio dei nuovi modelli, a meno che i volumi produttivi di questi ultimi non lo impediscano. Secondo Marchionne l’investimento proposto «comporterà la saturazione degli attuali addetti e aprirà la strada ad eventuali possibilità di crescita occupazionale».

tratto da http://www.ilsole240re.com

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